Con la pubblicazione del decreto attuativo, il nuovo iperammortamento previsto nell’ambito del Nuovo Piano Transizione 5.0 è finalmente entrato nella fase operativa. Se da un lato vengono meno molte delle incertezze che avevano caratterizzato i primi mesi dell’anno, dall’altro emerge con chiarezza un aspetto fondamentale: l’agevolazione non si esaurisce nell’acquisto di un bene strumentale, ma richiede il rigoroso rispetto di un articolato percorso amministrativo e documentale.
Per accedere al beneficio è necessario prestare attenzione a tre aspetti chiave fin dall’inizio dell’investimento: le comunicazioni al GSE, la predisposizione della documentazione tecnica e contabile, e la corretta pianificazione temporale degli acquisti.
Le tre comunicazioni al GSE
Il decreto attuativo introduce una procedura articolata in tre fasi.
La prima comunicazione, definita preventiva, rappresenta il punto di partenza dell’intero procedimento. Deve essere presentata per ciascuna struttura produttiva interessata e contiene l’indicazione dei beni che si intendono acquistare, del relativo costo e delle date previste di interconnessione (per i beni 4.0) oppure di entrata in funzione (per gli impianti destinati all’autoproduzione di energia). Una volta ricevuta la comunicazione, il GSE verifica la completezza dei dati e comunica l’esito entro dieci giorni.
Attualmente è l’unica comunicazione già disponibile sulla piattaforma telematica del GSE, aperta dal 12 giugno 2026.
La seconda comunicazione, di conferma, deve essere trasmessa entro sessanta giorni dall’esito positivo del GSE e serve a dimostrare che l’investimento è stato effettivamente avviato mediante il versamento di un acconto almeno pari al 20% del costo del bene (oppure, nel caso del leasing, con la stipula del contratto e l’ordine di acquisto sottoscritto dalla società concedente).
Infine, una volta completato l’investimento e realizzata l’interconnessione dei beni 4.0, occorre presentare la comunicazione di completamento, allegando l’attestazione del possesso della documentazione tecnica richiesta.
È importante ricordare che il mancato invio anche di una sola delle comunicazioni impedisce il perfezionamento della procedura e comporta la perdita del beneficio fiscale.
La documentazione richiesta
Uno degli aspetti che distingue il nuovo iperammortamento dalle precedenti agevolazioni riguarda la documentazione.
Per tutti gli investimenti è infatti richiesta una perizia tecnica asseverata, indipendentemente dal valore del bene. Viene quindi meno la possibilità, prevista in passato per gli investimenti di importo inferiore a 300.000 euro, di sostituire la perizia con un’autodichiarazione del legale rappresentante.
Alla perizia si affianca la certificazione contabile, che deve attestare l’effettivo sostenimento dei costi agevolabili e la loro corretta rilevazione nella contabilità aziendale.
Tre errori da evitare
L’esperienza insegna che gli errori più frequenti non riguardano i macchinari acquistati, ma gli adempimenti amministrativi.
Il primo consiste nel predisporre la documentazione tecnica solo al termine dell’investimento. Un coinvolgimento anticipato del perito consente invece di verificare fin dall’inizio il possesso dei requisiti richiesti e di individuare eventuali criticità prima dell’acquisto.
Il secondo è sottovalutare le comunicazioni al GSE. Le informazioni trasmesse nelle varie fasi devono essere coerenti tra loro; inoltre, il costo finale dell’investimento può essere modificato soltanto in diminuzione rispetto a quanto indicato nella comunicazione preventiva.
Il terzo errore riguarda la conservazione della documentazione. Oltre a perizia e certificazione contabile, l’impresa deve conservare fatture, documenti di trasporto, contratti, documentazione relativa all’interconnessione, comunicazioni inviate tramite la piattaforma GSE e relative ricevute. La loro mancanza costituisce una specifica causa di decadenza dall’agevolazione.
Pianificazione degli investimenti nel periodo 2026–2028
Il nuovo iperammortamento non si concentra su una singola annualità, ma su un orizzonte pluriennale che copre il periodo 2026–2028. Questo consente alle imprese di programmare gli investimenti senza la necessità di concentrare gli investimenti nel solo 2026.
Una pianificazione distribuita nel triennio può risultare più efficiente, sia per la gestione delle procedure e delle comunicazioni richieste, sia per una migliore valutazione delle esigenze produttive e dell’evoluzione tecnologica dei beni.


