Holding e dividendi: quando il risparmio fiscale può diventare un rischio

24 Settembre 2026di Valeria Rossi
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Negli ultimi anni la costituzione di una holding di partecipazioni è diventata una scelta sempre più frequente tra imprenditori e soci di società operative. Il sistema fiscale italiano consente alle società holding di beneficiare di una tassazione particolarmente ridotta sui dividendi percepiti dalle controllate. Infatti, ai sensi dell’art. 89 del TUIR, il 95% dei dividendi percepiti da una società di capitali è escluso da imposizione, con un’incidenza fiscale effettiva pari a circa l’1,2% del dividendo ricevuto, in luogo della ritenuta del 26% che sconterebbe il socio persona fisica.

Questa disciplina è stata introdotta per evitare fenomeni di doppia imposizione economica e rappresenta uno strumento assolutamente legittimo per organizzare e gestire gruppi societari, favorendo il reinvestimento delle risorse all’interno dell’impresa e la crescita del gruppo. Lo stesso principio di favore fiscale trova applicazione anche nelle plusvalenze che beneficiano del regime della participation exemption (PEX).

Tuttavia, l’attenzione dell’Amministrazione finanziaria si sta concentrando sulle situazioni nelle quali gli utili provenienti dalle società operative vengono sistematicamente trattenuti nella holding, senza essere destinati a nuovi investimenti, acquisizioni, finanziamenti alle partecipate o ad altre concrete iniziative coerenti con una strategia imprenditoriale di gruppo, con il conseguente rinvio della tassazione in capo alle persone fisiche socie. Secondo l’Atto di indirizzo del MEF del 27 febbraio 2025, infatti, anche il mero differimento dell’imposizione può assumere rilevanza ai fini dell’abuso del diritto qualora il rinvio della tassazione risulti sostanzialmente indefinito o significativamente posticipato nel tempo. In questa prospettiva, l’elemento di criticità non risiede nel mancato immediato riversamento dei dividendi ai soci, non essendo previsto dall’ordinamento alcun obbligo generalizzato di distribuzione, bensì nell’eventuale assenza di una funzione economica effettiva della holding e di una concreta destinazione imprenditoriale delle risorse accumulate. Particolare attenzione è stata riservata alle holding meramente statiche, nelle quali la liquidità resta inutilizzata oppure viene impiegata esclusivamente in strumenti finanziari o assicurativi che avrebbero potuto essere sottoscritti direttamente dai soci persone fisiche, quali titoli di Stato, obbligazioni, fondi comuni o polizze. Secondo l’impostazione più restrittiva emersa in alcune attività di verifica, tali circostanze potrebbero essere considerate indici del fatto che l’interposizione della holding sia essenzialmente finalizzata a beneficiare della più favorevole imposizione dei dividendi in ambito societario e a procrastinare l’applicazione della ritenuta del 26% in capo ai soci.

Ciò non significa che una holding debba necessariamente distribuire dividendi ai soci. Al contrario, il mantenimento delle risorse finanziarie all’interno della holding è perfettamente giustificato quando esistono concrete esigenze economiche, quali nuovi investimenti, acquisizioni societarie, sostegno finanziario alle partecipate o più in generale la gestione e lo sviluppo del patrimonio imprenditoriale del gruppo.

Per contestare una situazione come abusiva, l’Agenzia delle Entrate deve infatti dimostrare contemporaneamente tre elementi: l’esistenza di un vantaggio fiscale indebito, l’assenza di una reale sostanza economica dell’operazione e il fatto che il conseguimento del vantaggio fiscale costituisce l’obiettivo essenziale perseguito dal contribuente. In mancanza di tali presupposti, la scelta di detenere partecipazioni attraverso una holding e di trattenere gli utili al suo interno rimane pienamente lecita.

In conclusione, le holding continuano a rappresentare uno strumento efficace di pianificazione societaria e patrimoniale. È però opportuno che le società siano in grado di documentare le ragioni economiche che giustificano l’accumulo degli utili e il mancato ricorso a distribuzioni periodiche, così da poter dimostrare, in caso di verifica, la reale finalità imprenditoriale della struttura adottata (che possono essere, l’ordinario passaggio generazionale, la gestione meno conflittuale della società operativa, la separazione tra proprietà e gestione, ecc.).