Frodi sui bonifici: quando il rischio informatico diventa un problema di governance aziendale

3 Settembre 2026di Alberto Pegoraro
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Negli ultimi giorni molte imprese e molti professionisti hanno seguito con attenzione la notizia di una violazione informatica che ha coinvolto un importante operatore del mercato dei software gestionali. Al di là del caso specifico, l’episodio merita una riflessione più ampia: oggi il rischio informatico non si esaurisce nella protezione dei sistemi, ma incide direttamente sui processi aziendali, sui pagamenti e sulla capacità dell’impresa di prevenire frodi costruite su dati reali.

Quando vengono sottratti dati contabili, anagrafiche, coordinate bancarie, scadenze di pagamento e informazioni sulle relazioni commerciali, il rischio non riguarda soltanto la riservatezza delle informazioni. Il vero pericolo è che quei dati vengano usati per costruire comunicazioni credibili: messaggi apparentemente coerenti con i rapporti in essere, capaci di indurre imprese e professionisti a eseguire pagamenti verso conti correnti fraudolenti o a divulgare ulteriori informazioni sensibili.

La nuova frontiera delle frodi: tutto sembra vero

Per anni abbiamo associato le truffe informatiche a email scritte male, domini palesemente falsi e richieste poco credibili. Oggi questo schema non basta più: quando chi attacca dispone di dati reali, anche una comunicazione fraudolenta può assumere l’aspetto di una normale email aziendale.

Il messaggio potrebbe riportare il numero corretto della fattura, l’importo da pagare, il nome del referente abituale e perfino il periodo in cui normalmente viene disposto il bonifico. Per chi lo riceve, non è più una comunicazione sospetta in senso tradizionale: è una richiesta apparentemente coerente con la relazione commerciale già in essere.

In questi casi riconoscere la truffa diventa molto più difficile. La vera difesa, quindi, non può dipendere solo dall’attenzione del singolo operatore, ma deve poggiare su procedure che riducano la possibilità che un errore umano produca un danno economico.

Il vero presidio non è tecnologico: è organizzativo

Firewall, antivirus, backup e autenticazione multifattore restano strumenti indispensabili. Ma gli episodi più recenti ricordano che la sicurezza dell’impresa non dipende solo dalla sua infrastruttura informatica: dipende anche, e spesso soprattutto, dalla qualità dei processi che regolano anagrafiche, autorizzazioni, pagamenti e controlli interni.

Per questo motivo il tema della cybersecurity non può più essere considerato una questione esclusivamente informatica.

È un tema di governance aziendale.

Adeguati assetti e cybersecurity: un collegamento sempre più evidente

L’articolo 2086 del Codice Civile impone all’imprenditore di adottare assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati alla natura e alle dimensioni dell’impresa. In questa prospettiva, per un’impresa che gestisce pagamenti, incassi, dati di clienti e fornitori, il presidio del rischio informatico e delle frodi finanziarie non può essere considerato un tema accessorio o meramente tecnico.

Organigrammi chiari, separazione delle responsabilità, controlli preventivi e tracciabilità delle decisioni non sono semplici adempimenti formali. Sono presidi concreti di protezione patrimoniale e, in molti casi, anche elementi importanti per dimostrare la diligenza di amministratori e organi di controllo.

Cinque procedure che ogni impresa dovrebbe adottare subito

  1. Formalizzare la procedura di variazione degli IBAN

Una prima misura, semplice ma spesso decisiva, riguarda la variazione delle coordinate bancarie. Nessuna modifica dell’IBAN dovrebbe essere accettata sulla sola base di una comunicazione ricevuta via email o PEC: la richiesta va sempre verificata attraverso un contatto autonomo, utilizzando recapiti già presenti nelle anagrafiche aziendali e non quelli indicati nel messaggio ricevuto.

  1. Applicare il principio dei quattro occhi

L’inserimento di un nuovo beneficiario o la modifica di dati bancari dovrebbe richiedere l’intervento di almeno due soggetti distinti:  chi inserisce il dato non dovrebbe coincidere con chi autorizza il pagamento.

  1. Documentare le verifiche

Ogni controllo effettuato deve essere registrato e conservato.

In caso di contestazioni future, la prova dell’avvenuta verifica può risultare decisiva.

  1. Formare il personale amministrativo

La formazione del personale amministrativo non dovrebbe limitarsi al riconoscimento delle email sospette. Il punto essenziale è far comprendere che, quando sono coinvolti pagamenti o modifiche di anagrafiche, il rispetto della procedura viene prima dell’urgenza della richiesta, del tono del messaggio e dell’autorevolezza apparente del mittente.

  1. Definire ruoli e responsabilità

Ogni organizzazione dovrebbe sapere con precisione:

  • chi può modificare le anagrafiche;
  • chi può autorizzare i pagamenti;
  • chi deve effettuare le verifiche;
  • chi gestisce le situazioni di emergenza.

La mancanza di responsabilità chiaramente assegnate è spesso il primo elemento che consente il verificarsi della frode.

Dall’emergenza all’opportunità

Ogni incidente informatico è una criticità, ma può diventare anche un’occasione per verificare la capacità dell’organizzazione di reagire. Le imprese che sapranno rafforzare procedure, controlli interni e assetti organizzativi saranno più preparate a limitare gli effetti economici delle prossime minacce.

Perché oggi la sicurezza non dipende soltanto dai software utilizzati, ma dalla qualità dei processi che guidano le decisioni. E quando sono in gioco pagamenti, incassi e informazioni sensibili, procedure formalizzate, ruoli chiari e controlli documentati non sono più una scelta organizzativa: sono una necessità gestionale.