L’evoluzione dell’analisi dei dati da parte dell’Amministrazione finanziaria impone a imprese e professionisti un approccio più consapevole, coerente e preventivo nella gestione fiscale.
L’intelligenza artificiale viene spesso descritta come una frontiera ancora in evoluzione, quasi separata dalla quotidianità di imprese e professionisti. In ambito fiscale, però, questa trasformazione è già in corso. Oggi gli strumenti di analisi avanzata sono parte integrante del modo in cui l’Amministrazione finanziaria acquisisce, incrocia e interpreta le informazioni disponibili.
Il cambiamento non riguarda soltanto le modalità del controllo, ma soprattutto il momento in cui il controllo prende forma.
Fino a qualche anno fa il meccanismo era, tutto sommato, semplice: si presentava la dichiarazione e solo dopo, eventualmente, poteva arrivare un accertamento. Oggi la logica è diversa. Il processo comincia molto prima, perché i dati sono già disponibili e vengono letti in modo sistematico, trasversale e automatizzato.
Per comprenderne la portata, è utile soffermarsi su alcune situazioni concrete.
Immaginiamo un’impresa che dichiara ricavi coerenti con il proprio settore, ma nel corso dell’anno registra sui conti correnti movimenti significativamente più elevati rispetto a quanto emerge dalla dichiarazione. Una situazione del genere, in passato, poteva passare inosservata per anni. Oggi, invece, è proprio il tipo di anomalia che viene intercettata automaticamente attraverso l’incrocio tra dati dichiarativi e dati finanziari.
Oppure pensiamo a una società che presenta dichiarazioni sempre formalmente corrette, ma che negli anni evidenzia scostamenti ripetuti tra l’andamento dei ricavi e quello delle fatture elettroniche emesse, oppure tra i dati dichiarati e quelli che emergono dai corrispettivi e dai rapporti con fornitori e clienti. Non è una violazione evidente, ma è una situazione che genera un segnale. E oggi sono proprio questi segnali che il sistema intercetta e approfondisce.
Un altro esempio molto frequente riguarda le incoerenze tra fatturato e margini. Se da un lato i ricavi risultano in linea con il settore, ma dall’altro i margini sono sistematicamente anomali (troppo bassi o troppo alti), questo diventa un segnale che può attivare ulteriori approfondimenti. Non si tratta di una prova di irregolarità, ma di un indicatore che porta quella posizione a essere esaminata più da vicino.
È in questo passaggio che si coglie il vero mutamento di prospettiva. L’Amministrazione non si limita più a ricostruire l’errore una volta emerso, ma lavora sulla probabilità che quell’errore esista. Per farlo utilizza strumenti avanzati di analisi dei dati – inclusi modelli di intelligenza artificiale, tecniche di machine learning e analisi delle relazioni tra soggetti – che consentono di selezionare con crescente precisione le posizioni meritevoli di approfondimento.
Si comprende, allora, perché il primo segnale non sia sempre una verifica in senso tradizionale, ma sempre più spesso una comunicazione preventiva. La lettera di compliance che invita il contribuente a riesaminare la propria posizione non rappresenta ancora un accertamento, ma è già l’esito di una lettura strutturata dei dati disponibili.
Pensiamo, ad esempio, al caso in cui un contribuente riceva una comunicazione relativa a possibili incongruenze IVA. Nella maggior parte dei casi non si tratta di un accertamento vero e proprio, ma dell’emersione di una differenza tra quanto dichiarato e quanto risulta dai dati delle fatture elettroniche. A quel punto, il contribuente ha la possibilità di correggere l’errore, se c’è, prima che si apra una fase più strutturata.
Oppure consideriamo un altro scenario: un’attività che nel tempo accumula incrementi patrimoniali rilevanti – acquisti, investimenti, disponibilità finanziarie – che non trovano un riscontro coerente nei redditi dichiarati. Anche questa è una tipica situazione che oggi viene intercettata attraverso l’analisi integrata delle banche dati e che può portare alla selezione della posizione per ulteriori verifiche.
Su questo aspetto è opportuno essere molto chiari. L’intelligenza artificiale non decide e non emette accertamenti. La sua funzione è analitica e selettiva: serve a leggere, confrontare, correlare e far emergere profili di possibile incoerenza. La decisione finale resta necessariamente umana, così come restano centrali la motivazione degli atti e il contraddittorio con il contribuente.
Questo, però, non riduce l’impatto del cambiamento. Perché se la selezione a monte diventa più precisa, la probabilità di essere intercettati in presenza di anomalie aumenta in modo significativo.
Ed è proprio qui che il tema tecnologico si traduce in una questione eminentemente professionale.
Oggi non basta più presentare una dichiarazione formalmente corretta. Serve che, nel tempo, tutto sia coerente: numeri, flussi finanziari, comportamenti, scelte operative. Quando questa coerenza manca, il sistema tende a far emergere l’anomalia anche senza l’intervento diretto di un ispettore.
È su questo terreno che, nell’attività di assistenza a imprese e professionisti, il cambiamento risulta oggi particolarmente evidente.
Molte delle criticità che oggi emergono non derivano da comportamenti intenzionali, ma da mancanza di allineamento tra dati diversi: una registrazione contabile non aggiornata, una gestione non precisa dei flussi, una disattenzione che in passato restava invisibile e che oggi, invece, genera un segnale.
Per questa ragione cambia anche il modo in cui la fiscalità deve essere governata. Non è più sufficiente intervenire quando arriva una comunicazione o quando si apre una verifica. Occorre lavorare prima, costruendo coerenza tra dati, processi e comportamenti, e imparando a leggere le informazioni con lo stesso approccio con cui saranno lette dall’Amministrazione finanziaria.
Per questo, oggi, il vero tema non è domandarsi se un controllo potrà arrivare.
Il punto è comprendere che, nell’attuale contesto, la capacità di prevenire, interpretare e presidiare le anomalie è già parte integrante di una corretta gestione fiscale.
In un contesto in cui i controlli assumono forme sempre più anticipate, selettive e data-driven, la consulenza fiscale è chiamata a evolvere da funzione meramente reattiva a presidio continuativo della coerenza informativa e della corretta impostazione dei processi. Per imprese e professionisti, ciò significa poter contare su un supporto capace di intercettare tempestivamente i profili di rischio, interpretarli con rigore e accompagnare le scelte con metodo e consapevolezza.

