Sempre più frequentemente gli accertamenti fiscali traggono origine da un basso punteggio ISA. Nulla di anomalo, se si considera che gli Indici Sintetici di Affidabilità sono stati concepiti proprio come strumenti di analisi del rischio e di selezione delle posizioni da sottoporre a verifica.
Il problema nasce quando il punteggio ISA finisce, direttamente o indirettamente, per trasformarsi nel fondamento sostanziale dell’accertamento.
Nella pratica operativa si assiste spesso a ricostruzioni induttive dei ricavi basate sul confronto con ampi campioni di imprese ritenute “simili” a quella verificata. Da tali confronti vengono estrapolate percentuali di ricarico medie che l’Amministrazione applica al costo del venduto del contribuente, determinando maggiori ricavi presunti e, conseguentemente, maggiori imposte, IVA, interessi e sanzioni.
Ma imprese che condividono lo stesso codice attività sono davvero comparabili?
Dimensioni aziendali, organizzazione interna, mercato di riferimento, mix di prodotti, forza contrattuale, area geografica, livello di automazione, strategie commerciali e situazione congiunturale sono variabili che possono incidere profondamente sulla marginalità di un’impresa.
Il rischio è quindi quello di attribuire valenza probatoria a dati statistici che, per loro natura, rappresentano una media astratta e non la concreta realtà aziendale.
Un ricarico costruito “a tavolino” può apparire plausibile sotto il profilo matematico, ma risultare completamente scollegato dalle effettive dinamiche economiche dell’impresa accertata.
Le conseguenze non sono marginali. Accertamenti fondati prevalentemente su elaborazioni statistiche possono generare pretese fiscali molto elevate, tali da incidere pesantemente sulla liquidità aziendale e, nei casi più gravi, compromettere la continuità dell’attività.
Gli ISA rappresentano certamente uno strumento evoluto e utile per indirizzare i controlli. Tuttavia, selezionare un contribuente per una verifica è cosa ben diversa dal dimostrare l’esistenza di maggiori ricavi non dichiarati.
La lotta all’evasione fiscale richiede strumenti efficaci, ma anche il rispetto di un principio fondamentale: ogni accertamento deve essere costruito sulla realtà concreta dell’impresa e non esclusivamente su modelli statistici o confronti standardizzati.
Le statistiche possono orientare il controllo. Non possono sostituire la prova.


