La riforma fiscale ha ridisegnato i confini del rapporto tra contribuenti e Fisco, introducendo nello Statuto dei diritti del contribuente il novellato articolo 6-bis che rende il contraddittorio preventivo un passaggio obbligato per molte tipologie di accertamento. Una novità che, almeno sulla carta, segna un cambio di passo verso una maggiore trasparenza e partecipazione del contribuente alla formazione della pretesa impositiva.
Il contribuente ha ora il diritto – non negoziabile – di essere ascoltato prima che l’ufficio possa mettere nero su bianco un atto impositivo. Questo si traduce in un dialogo preventivo in cui l’amministrazione deve mettere a disposizione uno schema di atto e concedere almeno sessanta giorni di tempo per permettere alla parte di prendere visione degli atti, presentare osservazioni, e – se necessario – richiedere copia del fascicolo.
Un meccanismo che tende, almeno nelle intenzioni del legislatore, a ridurre gli errori e a favorire un confronto più maturo tra cittadini e amministrazione finanziaria.
La motivazione “rinforzata”: una novità che pesa
Accanto al diritto di essere ascoltati, la riforma introduce un obbligo speculare per gli uffici: quando le osservazioni del contribuente vengono rigettate, l’atto finale deve essere corredato da una motivazione rinforzata, cioè puntuale, analitica e riferita alle deduzioni presentate.
Una novità che ha trovato conferma e confidiamo possa trovare sempre più conferma anche nella giurisprudenza. La C.G.T. di Foggia, con sentenza 30 giugno 2025 n. 1484/1/25, ha stabilito che un atto impositivo che ignori del tutto le deduzioni difensive del contribuente è annullabile, perché privo di uno dei requisiti essenziali di validità: la motivazione sul punto specifico. In altre parole, l’Ufficio non può più limitarsi a respingere genericamente le argomentazioni del contribuente: deve spiegare perché non le ritiene rilevanti o fondate.
Il rovescio della medaglia: quando il contraddittorio può diventare un rischio
Ma il quadro non è privo di ombre. Accanto agli indubbi vantaggi introdotti dalla riforma, alcuni autorevoli professionisti segnalano un fenomeno meno evidente: il contraddittorio preventivo, se affrontato senza adeguata preparazione, può trasformarsi in un terreno scivoloso.
Il contribuente, convinto di trovarsi davanti a un momento di “dialogo” o di collaborazione, potrebbe finire per fornire informazioni o dichiarazioni sfavorevoli, contribuendo – inconsapevolmente – a irrobustire ricostruzioni dell’Ufficio che, fino a quel momento, risultavano incomplete e corroborando proprio quelle ipotesi che l’ufficio stava ancora cercando di dimostrare.
Una dinamica non marginale: in questa fase la pretesa non è ancora definita, e gli elementi forniti dal contribuente possono diventare tasselli fondamentali nella costruzione dell’accertamento.
Una garanzia da maneggiare con cautela
Il nuovo contraddittorio preventivo rappresenta certamente una svolta culturale: si riconosce al contribuente un ruolo attivo e procedimentalizzato nella fase che precede l’accertamento.
Il legislatore delegato non ha ritenuto un dettaglio formale l’obbligo di motivazione rinforzata, ma una condizione essenziale di validità dell’atto.
Tuttavia, come spesso accade, le garanzie più efficaci sono quelle esercitate con consapevolezza. Il contraddittorio preventivo va maneggiato con cautela: è uno spazio di difesa che può diventare un’opportunità o un rischio, a seconda di come viene gestito.
In un sistema fiscale che chiede sempre più collaborazione, la differenza la farà la qualità del confronto. E, soprattutto, la preparazione con cui il contribuente sceglierà di parteciparvi.

