DOMANDE FREQUENTI SULLA FATTURAZIONE ELETTRONICA
1Fatture cartacee di fine 2018 ricevute nel 2019

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che se la fattura o la nota di variazione riporta una data dell’anno 2018 la fattura può non essere elettronica; al contrario, se la fattura o la nota di variazione sono datate 2019 il documento deve essere emesso in formato elettronico. Pertanto, risulta chiaro che le fatture datate 2018 e trasmesse nel 2019 potranno essere emesse, trasmesse, ricevute e registrate in formato analogico, non obbligatoriamente in formato elettronico.

Ai fini della detraibilità dell’Iva sulle fatture di acquisto possono prospettarsi tre casistiche:

  • fattura di acquisto datata 2018 e ricevuta nel 2019 in formato analogico: deve confluire nella liquidazione periodica di gennaio 2019;
  • fattura di acquisto datata 2018 e ricevuta nel 2019 tramite lo SdI: deve essere registrata nella liquidazione periodica di gennaio 2019;
  • fattura di acquisto datata 2018 e ricevuta nel 2018: deve essere annotata nella liquidazione periodica di dicembre 2018;

Per l’ultima liquidazione Iva dell’anno, infatti, non è consentito detrarre l’Iva nel mese di effettuazione dell’operazione anche per fatture ricevute entro il 15 del mese successivo, come accade normalmente, ma rileva il momento della ricezione del documento.

2Data emissione della fattura

La fattura (cartacea o elettronica) è emessa al momento di effettuazione dell’operazione, ovvero entro le ore 24 del giorno dalla cessione del bene o dalla prestazione del servizio.

In fase di prima applicazione della fatturazione elettronica, per la quale il momento di emissione è certificato, per i primi sei mesi del periodo di imposta 2019, non sono applicate al contribuente le sanzioni previste qualora la fattura elettronica è emessa oltre il termine normativamente stabilito ma, comunque, nei termini per fa concorrere l’imposta ivi indicata alla liquidazione di periodo. Ad esempio, una fattura che riporta la data 5 gennaio 2019 potrà essere trasmessa allo SdI entro il 16 febbraio 2019 in caso di operatore IVA mensile o entro il 16 maggio in caso di operatore IVA trimestrale. Le sanzioni, sono, invece, contestabili, ma ridotte al 20 per cento, quando la fattura emessa tardivamente partecipa alla liquidazione periodica del mese o trimestre successivo. Trascorso tale periodo e comunque a decorrere dal 1° luglio 2019, la fattura è emessa entro dieci giorni dall'effettuazione dell’operazione di cessione del bene o prestazione del servizio. Pertanto, la fattura elettronica si considera emessa se risulta trasmessa attraverso il Sistema di interscambio entro dieci giorni dalla data dell’effettuazione dell’operazione o dell’incasso, se precedente.

3Integrazione con autofattura elettronica
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le integrazioni di fatture per acquisti interni di beni e di servizi, per i quali l’articolo 17 D.P.R. 633/1972 individua quale debitore dell’imposta il cessionario o il committente (c.d. “reverse charge interno”) devono essere operate materialmente sul documento emesso dal cedente/prestatore. Considerato che la fattura elettronica non è un documento modificabile sul quale si possa materialmente operare l’integrazione, la Circolare 13/E/2018 ha previsto la predisposizione di un documento esterno alla fattura (cartaceo o generato digitalmente dal proprio gestionale) in cui indicare i dati necessari per l’operazione stessa. Sul sito dell’Agenzia delle Entrate, la questione è stata riproposta, evidenziando come modalità alternativa all’assolvimento degli obblighi di integrazione documentale, l’emissione di un documento che per consuetudine viene chiamato “autofattura” che contenga i seguenti dati: l’identificativo iva dell’operatore che effettua l’integrazione sia nel campo del cedente/prestatore sia in quello del cessionari/committente e nel campo “TipoDocumento” il codice TD1. Tale “autofattura” può essere inviata al Sistema Di Interscambio in modo tale da evitare di procedere con l’integrazione cartacea sopra descritta. Si precisa che le due modalità di integrazione della fattura sono alternative.
4Registri sezionali e numerazione distinta per le fatture elettroniche
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che non è obbligatorio dotarsi di registri sezionali per la registrazione e conservazione delle fatture elettroniche così come non è obbligatorio adottare una serie di numerazione progressiva distinta per le fatture cartacee e per quelle elettroniche. Al fine di evitare possibili errori in fase di numerazione e successiva conservazione delle fatture, lo Studio consiglia tuttavia i clienti di adottare sezionali e numerazioni separati per le diverse tipologie di fatture.
5Siamo una società di capitali, fornitrice di un esportatore abituale. Vorremmo sapere dove dobbiamo indicare sulla fatturazione elettronica il numero e la data della dichiarazione d’intento ricevuta.
La fattura emessa nei confronti di un esportatore abituale deve contenere, ai fini IVA, il numero della lettera d’intento. Si ritiene che l’informazione possa essere inserita utilizzando uno dei campi facoltativi relativi ai dati generali della fattura che le specifiche tecniche lasciano a disposizione dei contribuenti, ad esempio nel campo “Causale”.
6Sono obbligato ad inviare le fatture fuori campo Iva?
Per le operazioni fuori campo di applicazione dell’IVA (ad esempio, le operazioni cosiddette "monofase" di cui all’art. 74 del d.P.R. n. 633/72), le disposizioni di legge stabiliscono che l’operatore non è tenuto ad emettere una fattura. Tali disposizioni non sono state modificate con l’introduzione della fatturazione elettronica, pertanto l’operatore non sarà obbligato ad emettere fattura elettronica. Per completezza, tuttavia, si evidenzia che le regole tecniche stabilite dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 30 aprile 2018 consentono di gestire l'emissione e la ricezione via SdI anche di fatture elettroniche "fuori campo IVA" con il formato XML: pertanto, qualora l'operatore decida di emettere una fattura per certificare le predette operazioni, dovrà emetterla elettronicamente via SdI utilizzando il formato XML. In tale ultimo caso, il "codice natura" da utilizzare per rappresentare tali operazioni è “N2”.
7Nel caso in cui un fornitore invia una fattura verso una partita Iva inesistente o cessata il SdI scarta questa fattura?

Le due ipotesi vanno distinte.

Nel caso in cui la fattura elettronica riporti un numero di partita IVA ovvero un codice fiscale del cessionario/committente inesistente in Anagrafe Tributaria, il SdI scarta la fattura in quanto la stessa non è conforme alle prescrizioni dell’articolo 21 del d.P.R. n. 633/72.

Nel caso in cui la fattura elettronica riporti un numero di partita IVA cessata ovvero un codice fiscale di un soggetto deceduto ma entrambi esistenti in Anagrafe Tributaria, il SdI non scarta la fattura e la stessa sarà correttamente emessa ai fini fiscali: in tali situazioni l’Agenzia delle entrate potrà eventualmente effettuare controlli successivi per riscontrare la veridicità dell’operazione.

8Nel caso riceva una fattura per merce mai acquistata, cosa devo fare?
L’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica non ha introdotto disposizioni riguardanti il "rifiuto" di una fattura. Pertanto, nel caso in esempio, il cessionario che riceva una fattura per una partita di merce mai ricevuta potrà rifiutarla o contestarla comunicando direttamente con il cedente (es. via email, telefono ecc.): non è possibile veicolare alcun tipo di comunicazione di rifiuto o contestazione attraverso il canale del SdI.
9Nell’ambito della fattura elettronica è possibile l’uso della fattura differita?
L’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica non ha modificato le disposizioni di cui all’articolo 21, comma 4, del d.P.R. n. 633/72 e quindi è possibile l’emissione di una fattura elettronica "differita". Secondo la norma si può emettere una fattura entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione di cessione di beni o prestazioni di servizi. A titolo d’esempio, quindi, per operazioni di cessione di beni effettuate il 20 gennaio 2019, l’operatore IVA residente o stabilito potrà emettere una fattura elettronica "differita" il 10 febbraio 2019 avendo cura di:
  • emettere al momento della cessione (20 gennaio), un DDT o altro documento equipollente (con le caratteristiche stabilite dal d.P.R. n. 472/96) che accompagni la merce;
  • datare la fattura elettronica con la data del 10 febbraio 2019, indicandovi i riferimenti del documento o dei documenti di trasporto (numero e data);
  • far concorrere l’IVA alla liquidazione del mese di gennaio. (Fonte Agenzia Entrate)
10Ai sensi dell’art. 21, comma 4, lett. a), del D.P.R. 633/72, è possibile ricorrere alla c.d. fattura differita anche per “le prestazioni di servizi individuabili attraverso idonea documentazione”. Si chiede se i documenti quali la c.d. “fattura proforma” (o “avviso di parcella”), riportanti la descrizione delle prestazioni fornite, sono idonei a supportare il differimento dell’emissione della fattura al giorno 15 del mese successivo a quello dell’incasso del corrispettivo.
Come previsto dall’articolo 21, comma 4, lett. a), del D.P.R. 633/72, è possibile emettere fatture differite per le prestazioni di servizi: un documento come la c.d. “fattura proforma”, contenente la descrizione dell’operazione, la data di effettuazione e gli identificativi delle parti contraenti, può certamente essere idoneo a supportare il differimento dell’emissione della fattura elettronica.
11Risulta tuttora vigente il DPR 100/1998 che permette di portare in detrazione l’IVA emergente dalle fatture registrate riferibili al periodo precedente (mese o trimestre) entro il termine della liquidazione riferibile al detto periodo. Stante i tempi fisiologici del Sistema di interscambio, quindi, una fattura di acquisto del mese gennaio, pervenuta nei primi giorni di febbraio, può partecipare alla liquidazione del mese di gennaio?
L’articolo 14 del decreto legge n. 119 del 23 ottobre scorso –– ha introdotto una modifica all’articolo 1, comma 1, del d.P.R. n. 100 del 1998, stabilendo che entro il giorno 16 di ciascun mese può essere esercitato il diritto alla detrazione dell'imposta relativa ai documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell'operazione, fatta eccezione per i documenti di acquisto relativi ad operazioni effettuate nell'anno precedente. Pertanto, ad esempio, per una fattura elettronica di acquisto che riporta la data del 30 gennaio 2019 ed è ricevuta attraverso il SdI il giorno 1 febbraio 2019, potrà essere esercitato il diritto alla detrazione dell'imposta con riferimento al mese di gennaio.
12Si chiede se, con l’introduzione della fatturazione elettronica a partire dal prossimo 1° gennaio 2019, per le cessioni in ambito comunitario resta obbligatoria la presentazione del modello INTRA ovvero se il fornitore italiano che emette la fattura con indicazione della sigla XXXXXXX, in quanto destinatario non residente, resta comunque obbligatorio il detto adempimento.

Le disposizioni relative all’obbligo di comunicazione dei modelli INTRA, relativi agli acquisti di beni e servizi intracomunitari, sono state modificate nel corso del 2017. Dal 1° gennaio 2018 è previsto che:

  • l’obbligo di comunicazione mensile dei modelli INTRA 2bis resta in capo – ai soli fini statistici – ai soggetti passivi che hanno effettuato acquisti di beni intracomunitari per importi trimestrali pari o superiori a 200.000 euro;
  • l’obbligo di comunicazione mensile dei modelli INTRA 2quater resta in capo – ai soli fini statistici – ai soggetti passivi che hanno effettuato acquisti di servizi intracomunitari per importi trimestrali pari o superiori a 100.000 euro.

Tale semplificazione resta in vigore anche dal 1° gennaio 2019.

13I professionisti dal 2019 saranno obbligati ad emettere fatture elettroniche anche ai cittadini senza partita Iva. Il cliente può pretendere di ricevere comunque la versione cartacea o in formato Pdf? Se fornisce la Pec, gli si deve inviare a quell’indirizzo la fattura elettronica oppure è tenuto a scaricarla dallo SdI?
Come stabilito dall’art. 1 del d.Lgs. n. 127/15, l’operatore IVA residente o stabilito è obbligato ad emettere la fattura elettronica anche nei rapporti con i consumatori finali (B2C) e a consegnare agli stessi una copia della fattura elettronica emessa, in formato analogico o elettronico, salvo che il cliente non rinunci ad avere tale copia. Inoltre si sottolinea che, tanto i consumatori finali persone fisiche quanto gli operatori che rientrano nel regime forfettario o di vantaggio, quanto i condomini e gli enti non commerciali, possono sempre decidere di ricevere le fatture elettroniche emesse dai loro fornitori comunicando a questi ultimi, ad esempio, un indirizzo PEC (sempre per il tramite del Sistema di Interscambio). Gli operatori che rientrano nel regime di vantaggio o nel regime forfettario e gli operatori identificati (anche attraverso rappresentante fiscale) in Italia non hanno, invece, l’obbligo di emettere le fatture elettroniche; tali soggetti non hanno neppure l’obbligo di conservare elettronicamente quelle ricevute nel caso in cui il soggetto non comunichi al cedente/prestatore la PEC ovvero un codice destinatario con cui ricevere le fatture elettroniche.
14È possibile che il cedente/prestatore di un soggetto forfettario potrebbe acquisire autonomamente dal registro pubblico INIPEC l’indirizzo pec del soggetto “minimo” o forfettario e inviare la fattura a detto indirizzo all’insaputa di quest’ultimi. In tal caso, l’obbligo di conservazione non deriverebbe da una scelta consapevole del soggetto ricevente, non tenuto, per legge, all’obbligo di conservazione delle fatture ricevute, ma dall’iniziativa del soggetto emittente la fattura. Si chiede pertanto come può il soggetto ricevente dimostrare che l’indicazione nella fattura del suo indirizzo pec non deriva dalla sua iniziativa.

Il cliente in regime forfettario non è obbligato a ricevere la FE, quindi è importante che conservi le fatture ricevute in via analogica o via PEC, pur non avendo richiesto al fornitore tale indirizzo, in modo analogico.

Si ricorda, tuttavia, che anche l’operatore forfettario o il suo delegato può sottoscrivere il servizio gratuito di conservazione offerto dall’Agenzia delle Entrate, indipendentemente dalla modalità di ricezione delle fatture: in tal modo sarà sicuro che le sue fatture passive saranno conservate per 15 anni senza rischio di perderle.

15Nei confronti dei cessionari e/o committenti “non residenti identificati in Italia”, occorre emettere la fattura elettronica oppure effettuare la comunicazione dei dati delle fatture transfrontaliere? Si chiede, inoltre, se i predetti soggetti siano tenuti ad attrezzarsi per poter ricevere la fattura elettronica (attivazione codice destinatario, apertura Pec, abilitazione Fisconline per accedere al cassetto fiscale) e, in caso di risposta affermativa, se debbano procedere alla conservazione elettronica ai sensi del dm 17 giugno 2014, oppure possano limitarsi a richiedere al fornitore la copia cartacea.
Per le operazioni effettuate nei confronti dei soggetti “non residenti identificati in Italia” (tramite identificazione diretta ovvero rappresentante fiscale), i soggetti passivi IVA residenti e stabiliti in Italia hanno l’obbligo, dal 1° gennaio 2019, di emettere le fatture elettroniche via SdI oppure di effettuare la “comunicazione dei dati delle fatture” ai sensi del comma 3bis dell’art. 1 del d.Lgs. n. 127/15. Qualora l’operatore IVA residente o stabilito decida di emettere la fattura elettronica nei confronti dell’operatore IVA identificato, riportando in fattura il numero di partita IVA italiano di quest’ultimo, sarà possibile inviare al SdI il file della fattura inserendo il valore predefinito “0000000” nel campo “codice destinatario” della fattura elettronica, salvo che il cliente non gli comunichi uno specifico indirizzo telematico (PEC o codice destinatario). Per quanto riguarda il soggetto identificato in Italia, lo stesso non è obbligato ad emettere o ricevere le fatture elettroniche.
16Nell’ambito di società che intrattengono rapporti commerciali con paesi al di fuori della zona euro come deve essere valorizzato il campo "Divisa"? E dove è possibile indicare il relativo contro valore?

Se la fattura è emessa da soggetti residenti o stabiliti il codice da inserire nel campo "Divisa" deve essere obbligatoriamente “EUR”. Le singole righe dei "DatiRiepilogo" e, in particolare, i campi "ImponibileImporto" e "Imposta" devono essere coerenti con la divisa indicata.

Se si volesse inserire nell’XML, per fini gestionali, l’indicazione della contro valuta si potrebbero usare i campi opzionali del blocco "CodiceArticolo" con l’indicazione della divisa e l’importo in divisa o il blocco "AtriDatiGestionali".

17In caso di vendita con Iva a soggetto estero (UE o Extra UE) privato o azienda estera, ma con consegna in Italia, le fatture devono esse emesse in formato elettronico e inviate allo SdI?
No, l’obbligo di fatturazione elettronica riguarda esclusivamente le operazioni effettuate tra soggetti residenti o stabiliti. Se si decide di procedere comunque all’invio della fattura elettronica, magari per evitare la trasmissione dell’esterometro, il codice da indicare è “XXXXXXX”.
18L’emissione facoltativa e l’invio allo SdI della fattura elettronica per operazioni verso soggetti comunitari dà diritto all’esonero dall’indicazione dei dati nell’“esterometro” e negli elenchi Intrastat?
L’emissione facoltativa della fattura elettronica per operazioni compiute verso soggetti comunitari consente di evitare l’invio dell’esterometro, ma non dei modelli INTRA.
19Nei casi di fatture emesse da soggetti non residenti in Italia o emesse da soggetti residenti verso controparti estere, è obbligatoria la compilazione del campo CAP (Codice di Avviamento Postale) per le fatture elettroniche?
Sì, è obbligatoria la compilazione. Tuttavia, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, per evitare lo scarto dal SdI di una e-fattura a causa di un CAP errato o non conforme agli standard italiani, è possibile utilizzare un codice convenzionale, come “00000”.
20E’ possibile portare in detrazione l’IVA emergente dalle fatture registrate riferibili al periodo precedente (mese o trimestre) entro il termine della liquidazione riferibile al detto periodo? Stante i tempi fisiologici del Sistema di interscambio, quindi, una fattura di acquisto del mese gennaio, pervenuta nei primi giorni di febbraio, può partecipare alla liquidazione del mese di gennaio?
L’articolo 14 del decreto legge n. 119 del 23 ottobre scorso –– ha introdotto una modifica all’articolo 1, comma 1, del d.P.R. n. 100 del 1998, stabilendo che – entro il giorno 16 di ciascun mese può essere esercitato il diritto alla detrazione dell'imposta relativa ai documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell'operazione, fatta eccezione per i documenti di acquisto relativi ad operazioni effettuate nell'anno precedente. Pertanto, ad esempio, per una fattura elettronica di acquisto che riporta la data del 30 gennaio 2019 ed è ricevuta attraverso il SdI il giorno 1 febbraio 2019, potrà essere esercitato il diritto alla detrazione dell'imposta con riferimento al mese di gennaio.
21Le autofatture emesse per omaggi rientrano nella fattispecie dell’obbligo di fatturazione elettronica dal prossimo 1° gennaio 2019? Se sì, sono previsti particolari documenti?
Sì, le fatture emesse per omaggi vanno emesse come fatture elettroniche e inviate al Sistema d’interscambio.
22Il cedente emette il 21 aprile, in luogo della fattura elettronica, una fattura cartacea. Il cessionario per distrazione pur non avendo la fattura elettronica, sulla base della fattura cartacea detrae l’imposta nella liquidazione del 16 maggio. Nel caso in cui il cessionario riceva la fattura elettronica il 13 maggio e provveda entro il 15 maggio a stornare la registrazione precedente ed annotare la fattura elettronica nel registro dell’art. 25 sarà sanzionabile?
Nel caso di specie si ritiene che, avendo ricevuto la fattura elettronica entro il termine della propria liquidazione periodica, la sanzione non sarebbe applicabile. Al contrario, se non riceve la fattura elettronica via SdI entro la liquidazione periodica in cui ha operato la detrazione, la sanzione risulterà applicabile, in quanto ha detratto l’IVA in assenza di una fattura regolare (cioè, la fattura elettronica via SdI). Quanto sopra vale solo per le operazioni effettuate nel primo semestre 2019.
23Dal 2019, se un fornitore non invierà la fattura elettronicamente, il contribuente IVA perderà la possibilità di detrarre l’IVA? Sarà comunque tenuto a pagare l’importo pattuito?
Se il fornitore non emette la fattura elettronica, trasmettendola al Sistema di Interscambio, la fattura non si considera fiscalmente emessa. Pertanto il cessionario/committente (titolare di partita IVA) non disporrà di un documento fiscalmente corretto e non potrà esercitare il diritto alla detrazione dell’IVA. Questo gli impone di richiedere al fornitore l’emissione della fattura elettronica via SdI e, se non la riceve, è obbligato ad emettere autofattura ai sensi dell’articolo 6, comma 8, del d.Lgs. n. 471/97. Con la regolarizzazione potrà portare in detrazione l’IVA relativa. Le disposizioni di cui all’art. 1 del d.Lgs. n. 127/15 in tema di fatturazione elettronica hanno rilevanza fiscale. In relazione ai pagamenti, varranno le regole e gli accordi commerciali stabiliti tra le parti.
24Come assolvere l’obbligo di imposta di bollo sulle fatture elettroniche?

L’imposta di bollo in misura fissa di 2 euro su fatture e ricevute è dovuta ogni qualvolta è presente un importo esente o fuori campo IVA per un ammontare superiore o uguale a 77,47 euro.

Con la fatturazione elettronica, il pagamento dell’imposta di bollo deve avvenire, con riferimento a ciascun trimestre, entro il 20 del primo mese successivo. L’ammontare viene comunicato al contribuente, nella sua area riservata sul sito dell’Agenzia, direttamente dall’Agenzia delle Entrate sulla base dei dati presenti nelle fatture elettroniche inviare allo SdI. Ai fini del versamento, il contribuente può scegliere di effettuare il pagamento o utilizzando il servizio specifico messo a disposizione dell’Agenzia nell’area riservata del contribuente con addebito diretto sul c/c bancario o postale oppure avvalendosi del modello F24 già predisposto dall’Agenzia.

Sulla fattura elettronica, inoltre, dovrà essere indicata la dicitura “assolvimento virtuale dell’imposta di bollo ai sensi del D.M. 17.6.2014” compilando il campo “Dati bollo” presente nella sezione “Dati generali” del file xml.

25È obbligatorio indicare il numero REA nella fattura di vendita?
Sebbene fiscalmente l’art. 21 del decreto IVA non richiede l’indicazione in fattura del numero REA, ai sensi dell’articolo 2250 del Codice Civile le società soggette all’obbligo di iscrizione nel registro delle imprese devono indicare, nell’area “CedentePrestatore” delle fatture elettroniche di vendita, la sigla della provincia del registro delle imprese dove sono iscritte e il numero REA. Questo dato non è obbligatorio per imprese individuali e famigliari.
26È obbligatoria l’indicazione del codice fiscale nella fattura elettronica emessa nei confronti di soggetti titolari di partita Iva?
Premesso che lo SdI non scarta i file in cui sono indicati sia la partita Iva sia il codice fiscale del cliente, i campi della sezione cessionario/committente vanno compilati inserendo o l’uno o l’altro codice. Nel caso in cui il cliente, pur essendo titolare di partita Iva, comunichi al fornitore solamente il codice fiscale alfanumerico, sta operando l’acquisto come soggetto privato.
27Le fatture emesse dai minimi, forfettari nonché in regime di vantaggio, verso operatori IVA residenti e stabiliti non sono più soggette ad alcuna forma di comunicazione (spesometro)?

L’articolo 1, comma 3bis, del d.Lgs. n. 127/15 stabilisce un obbligo di comunicazione dei dati delle sole fatture relative ad operazioni transfrontaliere, cioè quelle da o verso soggetti non residenti o non stabiliti nel territorio dello Stato.

Inoltre la legge di Bilancio 2018 ha abrogato l’art. 21 del d.l. n. 78/2010 con riferimento alle operazioni di cessione di beni e prestazioni di servizi effettuate a partire dal 1° gennaio 2019 (c.d. “nuovo spesometro”). Conseguentemente, per le fatture ricevute da un soggetto passivo IVA che rientra nel regime forfettario o di vantaggio a partire dal 1° gennaio 2019 non sussisterà più l’obbligo di comunicazione “spesometro”.

28Il forfettario può continuare ad emettere fatture in formato cartaceo?
Sì, potrà decidere, a sua scelta, se continuare ad emettere le fatture in formato cartaceo oppure in formato elettronico. Potrà continuare ad avvalersi del formato cartaceo anche se ha fornito ai propri fornitori l’indirizzo pec o il codice destinatario.
29Nel caso in cui un soggetto in regime forfettario-minimo decida di emettere fattura elettronica è tenuto a riportare gli estremi di riferimento del regime fiscale applicato, nonché che le somme non sono soggette a ritenuta di acconto, all’interno della fattura o è sufficiente l’indicazione del Tipo di regime nell’apposito campo?
Si potrà compilare la fattura elettronica indicando il tipo di regime e, nel campo descrizione, che le somme non sono soggette a ritenuta.
30È possibile che il cedente/prestatore di un soggetto forfettario potrebbe acquisire autonomamente dal registro pubblico INIPEC l’indirizzo pec del soggetto “minimo” o forfettario e inviare la fattura a detto indirizzo all’insaputa di quest’ultimi. In tal caso, l’obbligo di conservazione non deriverebbe da una scelta consapevole del soggetto ricevente, non tenuto, per legge, all’obbligo di conservazione delle fatture ricevute, ma dall’iniziativa del soggetto emittente la fattura. Si chiede pertanto come può il soggetto ricevente dimostrare che l’indicazione nella fattura del suo indirizzo pec non deriva dalla sua iniziativa.
Il cliente in regime forfettario non è obbligato a ricevere la FE, quindi è importante che conservi le fatture ricevute in via analogica o via PEC, pur non avendo richiesto al fornitore tale indirizzo, in modo analogico. Si ricorda, tuttavia, che anche l’operatore forfettario o il suo delegato può sottoscrivere il servizio gratuito di conservazione offerto dall’Agenzia delle Entrate, indipendentemente dalla modalità di ricezione delle fatture: in tal modo sarà sicuro che le sue fatture passive saranno conservate per 15 anni senza rischio di perderle.
31Medici e farmacisti sono esclusi dall’obbligo di emettere fatture elettroniche?
Per il 2019, tutti i soggetti tenuti all’invio dei dati al sistema tessera sanitaria, ad esempio medici e farmacisti, non possono emettere fatture elettroniche. La fattura non deve essere emessa in formato elettronico neanche qualora il paziente neghi l’autorizzazione alla trasmissione dei suoi dati al sistema tessera sanitaria.
32Qual è la forza probatoria della copia cartacea del documento informatico messa a disposizione dei consumatori finali e soggetti ad essi assimilati (contribuenti forfettari, minimi, condomini, associazioni senza partita Iva)? Si può ritenere che la copia cartacea del documento informatico originale abbiano valore di documento valido ai fini fiscali?
Qualora il cliente sia un consumatore finale (operazione B2C), l’esercente dovrà comunque mettere a disposizione della controparte, al momento dell’emissione della fattura elettronica, una copia analogica o elettronica della fattura, salvo che il cliente non vi rinunci. Si precisa che ai fini del controllo documentale di cui all’articolo 36 ter del D.P.R. n. 600 andrà fatto riferimento ai contenuti della copia analogica della fattura elettronica rilasciata al consumatore finale. In caso di discordanza nei contenuti fra fattura elettronica e copia cartacea della stessa, salvo prova contraria, sono validi quelli della fattura digitale. (Fonte: Agenzia delle Entrate)
33Sulla copia cartacea/pdf della fattura elettronica consegnata a mano o inviata via mail ad un privato deve essere inserita una specifica frase per connotare che si tratta solo di una mera “visualizzazione” dell’originale xml valido ai fini fiscali e inviato allo SdI?
È consigliabile riportare una dicitura del tipo “copia analogica della fattura elettronica inviata al SdI”. Si ricorda che il soggetto non passivo Iva potrà consultare le fatture elettroniche nella sua area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate solo da luglio 2019 a seguito di accettazione del servizio di consultazione.
34Un artigiano (una officina meccanica o un giardiniere, etc.) che fino al 31/12/2018 emetteva ricevute fiscali ai clienti privati e ricevute fiscali con dicitura “segue fattura” ai soggetti con partita iva, ora nel 2019 può continuare ad operare in questo modo?
Sì, può continuare ad emettere per i soli clienti privati le ricevute fiscali cartacee e per le ditte/aziende con partita iva emettere ed inviare allo SdI le fatture elettroniche. Ovviamente salvo che il cliente privato non richieda la fattura; in questo caso l’artigiano dovrà emettere la fattura elettronica con codice destinatario “0000000” e fornire copia cartacea/pdf della fattura al cliente.
35Con l’avvio dell’obbligo di fatturazione elettronica, sarà ancora possibile, per la detrazione/deduzione delle spese carburanti, utilizzare le ricevute dei distributori rilasciate per pagamenti effettuati con mezzi tracciabili o è necessaria anche la fattura elettronica?
La legge di bilancio 2018 ha previsto la condizione che venga anche acquisita la fattura elettronica. È data la possibilità al gestore del distributore di emettere fattura differita riepilogativa.
36La mancata emissione della fattura elettronica (nel caso di impianto distribuzione carburanti: pagamento effettuato con carta di credito personale, richiesta fattura, ma l’esercente non la emette perché assente al momento o perché non attrezzato telematicamente) come può essere sanata?
Ai sensi dell’art. 6, comma 8, lettera a) del D.Lgs. n. 471/1997, unitamente al provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 30/04/2018, il cessionario o il committente che, nell'esercizio di imprese, arti o professioni, abbia acquistato beni o servizi senza che sia stata emessa fattura nei termini di legge, per non incorrere in sanzioni amministrative dovrà, entro quattro mesi dalla data di effettuazione dell'operazione, trasmettere l’autofattura al SdI compilando, nel file fattura elettronica, il campo “TipoDocumento” con il codice TD20 e le sezioni anagrafiche del cedente/prestatore e del cessionario/committente rispettivamente con i dati del fornitore e i propri dati.
37Le fatture che il cedente emette in formato elettronico con applicazione dell’Iva tramite piattaforma OTELLO a turisti extracomunitari (fatture tax free shopping) sono soggette all’esterometro?
Per le fatture tax free non occorre inviare la comunicazione dati fatture (esterometro) e non occorre trasmettere nuovamente la fattura elettronica al SdI. Si ricorda che nella sezione “Consultazione - Fatture elettroniche e altri dati Iva” sono riportate anche le fatture tax free shopping emesse dall’operatore Iva residente o stabilito.
38Le fatture da ricevere devono riportare obbligatoriamente anche l’indirizzo della sede dell’attività del cessionario/committente o è sufficiente il suo indirizzo di residenza? In questo secondo caso l’Agenzia delle Entrate può contestare l’inerenza del costo per il fatto che in fattura sia riportato l’indirizzo di residenza e non quello di svolgimento dell’attività?
È sufficiente riportare l’indirizzo di residenza del cessionario/committente e in tal caso l’Agenzia delle Entrate non potrà contestare l’inerenza del costo.
39Come è possibile emettere una nota di accredito di sola Iva a seguito di chiusura della procedura di fallimento dato che l’invio allo SdI di un documento con imponibile ZERO comporta lo scarto?
È possibile emettere una fattura elettronica con solo Iva utilizzando il tipo documento “Fattura semplificata”.
40È possibile effettuare la conservazione sostitutiva della stessa fattura con più soggetti contestualmente (Agenzia delle Entrate e società private che presta il servizio)?
Si.
41Se un soggetto chiude la partita iva, la conservazione elettronica con l’Agenzia delle Entrate è assicurata per quanto tempo?
È assicurata per 15 anni.
42Come devono essere gestiti i documenti riepilogativi per fatture d’importo non superiore a 300 euro?
Nulla è cambiato con l’avvento della fatturazione elettronica e, pertanto, il cliente dovrà sempre ricevere le singole fatture. È previsto il documento riepilogativo esclusivamente ai fini della registrazione.
43Le fatture verso clienti business o consumatori finali residenti a Livigno e a Campione d’Italia devono essere fatture elettroniche e quindi devono essere inviate via SdI?

Ai sensi dell’art. 7 del d.P.R. n. 633/1972, Livigno e Campione d’Italia non rientrano nel territorio dello Stato italiano. Conseguentemente, le operazioni svolte con soggetti residenti e stabiliti in tali comuni si considerano operazioni transfrontaliere e rientrano tra quelle per le quali va trasmessa la comunicazione dei dati delle fatture transfrontaliere (c.d. “esterometro”).

Tuttavia, poiché i soggetti residenti a Livigno e Campione d’Italia sono identificati con un codice fiscale, per le operazioni in argomento l’operatore IVA residente o stabilito in Italia potrà predisporre e inviare la fattura elettronica al SdI valorizzando il campo del codice destinatario con il valore convenzionale “0000000” e fornire una copia (elettronica o analogica) al cliente di Livigno o di Campione d’Italia: in tal modo non sarà più necessario inviare i dati di tali fatture con il c.d. “esterometro”.

44Indicazione nella fattura elettronica “Contributo Conai assolto”

L’indicazione in fattura della dicitura “Contributo Conai assolto” è obbligatoria ma l’Agenzia delle Entrate non ha ancora fornito chiarimenti specifici relativamente al campo da utilizzare. Per analogia con la risposta n. 49 data dalla stessa, si propone di indicare tale dicitura in:

"Altri dati gestionali"

  • Tipo dato: CONAI
  • Valore testo: Contributo Conai assolto